Questo è ciò che Leone XIV, con la sua spiritualità agostiniana, sta portando nella Chiesa. In pochi mesi ha già compiuto riforme importanti annullando delle scelte ideologiche fatte nel passato sul piano economico-finanziario ma anche facendo già delle nomine importanti, degli spostamenti, riprendendo delle consuetudini, abbandonandone altre. «Il Papa sta prendendo le misure», si è lasciato scappare questa battuta un suo caro amico chierico che è al servizio della Curia Romana. Tra gli elementi più evidenti di questi primi mesi c’è il modo in cui Leone XIV celebra la Santa Messa. Sono stati anni particolari per tutta la cristianità, quelli passati. Francesco aveva iniziato a non celebrare più la Santa Messa e non per motivi di salue. Quando smise di celebrare stava più che bene. A volte concelebrava, a volte presiedeva, a volte assisteva. Era tutto un caos di cui non si comprendeva nulla. E anche quando celebrava non arrivava nulla di quel mistero. La celebrazione cantata, l’uso del latino, la scelta di paramenti belli – lontani sia dall’ostentazione sia da quel pauperismo divenuto talvolta costoso e ideologico – riportano la liturgia al suo registro proprio: l’azione della Chiesa che rende visibile il mistero che celebra. «La bellezza non è un ornamento superfluo, ma una via che conduce al Mistero», ha ricordato il Papa in una recente omelia. Nello stesso orizzonte si colloca la ripresa della dalmatica sotto la casula, secondo quanto prevedono le norme liturgiche. Non è un dettaglio di stile: è un segno che sottrae il celebrante alla logica dell’esibizione personale e rimanda, invece, alla pienezza dell’ordine sacro che la Chiesa gli consegna, dentro una liturgia che non appartiene a chi la presiede, ma al popolo di Dio... Tradizioni recuperate, continuità ricomposta In otto mesi sono riemersi gesti e consuetudini che negli anni erano stati accantonati senza alcuna motivazione. La SantaMessa nella notte di Natale è tornata alle ore 22, recuperando la forza simbolica di una liturgia collocata davvero nel cuore della notte e ha scelto di celebrare la Santa Messa del giorno di Natale; Anche la scelta della talare in un tessuto adeguato, che non lasci trasparire ciò che si indossa sotto, e l’attenzione agli abiti - evitando il nero che crea quello stacco visivo sgradevole - non sono dettagli di vanità, ma indice di cura. Spesso ciò che viene presentato come “semplicità” è, più banalmente, disattenzione. La sobrietà non coincide con il trasandato.Un frate francescano può essere essenziale e, al tempo stesso, pulito, ordinato, composto. E qui il punto è persino elementare: il pantalone va comprato comunque; sceglierlo del colore appropriato non costa di più. È una questione di misura e rispetto, non di lusso. Leone XIV ha ripreso l’uso della fascia con lo stemma ricamato, dell’abito corale quando le circostanze lo richiedono e, nei momenti istituzionalmente più significativi, anche di elementi come il tronetto pontificio. Tutto questo va letto nella medesima linea: non un’estetica del potere, ma la chiarezza dei ruoli e del linguaggio pubblico della Chiesa, che non può essere affidato all’improvvisazione né alle mode... ...Prevost agisce con libertà. Indossa e utilizza ciò che ritiene opportuno, senza farsi dettare l’agenda da tifoserie contrapposte. Un dettaglio lo mostra bene: durante la Benedizione Urbi et Orbi gli è stato messo sulla Loggia il tronetto, che era ricomparso negli auguri alla Curia; eppure, rivolgendosi al mondo, ha scelto di restare in piedi, senza farne uso. È un segnale semplice ma eloquente: la forma non diventa ideologia, e la tradizione non diventa pretesto. In Leone XIV, i segni tornano ad essere ciò che dovrebbero: strumenti di comunione, non munizioni per la guerra interna. Leone XIV lo ha ricordato parlando ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede, «le istituzioni parlano anche attraverso le forme che le rendono riconoscibili e affidabili». Altre decisioni, meno legate alla liturgia e più alla vita ordinaria del pontificato, rivelano un approccio concreto al governo della Chiesa, estraneo alle letture ideologiche. L’uso regolare di Castel Gandolfo per il riposo e l’attività sportiva, la partecipazione a concerti e la visita a mostre come momenti culturali che il Papa intende vivere in prima persona, il prossimo trasferimento nel Palazzo Apostolico, insieme alla scelta di un’auto conforme agli standard necessari di sicurezza, delineano una concezione del ministero petrino che tiene insieme sobrietà e responsabilità. È una linea che rifiuta due estremi: da un lato la spettacolarizzazione della povertà, dall’altro la rimozione delle esigenze reali con cui un Papa deve fare i conti, a partire dalla protezione della sua persona e dei luoghi in cui vive. Negli anni scorsi, infatti, sono state occultate le spese necessarie per adeguare a requisiti di sicurezza elevati veicoli presentati come “poveri”, così come i costi e le conseguenze organizzative legate alla sistemazione a Santa Marta, dove l’occupazione stabile di un intero piano ha inciso non solo sulla gestione della sicurezza ma anche sull’ordinaria operatività e sulle entrate della struttura...