La Mangiatoia venerata a Betlemme
23 dicembre 2021Quando si leggono i due racconti evangelici del Natale (Matteo e Luca) e li si confronta da un lato con la tradizione (davvero antichissima) della Grotta della Natività a Betlemme, e dall’altro coi resti delle semplici abitazioni del tempo sui rilievi collinari di Terra Santa, si può restare sorpresi: al punto da guardare in un modo nuovo al Natale (e – perché no – anche fare il Presepio in un altro modo).
Prima di approfondire questa parola greca che riveste qui un ruolo chiave, bisogna notare che alle azioni di Maria dopo il parto corrispondono perfettamente, nel Vangelo di Luca, le azioni svolte da Giuseppe d’Arimatea alla sepoltura di Gesù. Nacque come morì: le circostanze in cui Maria e Giuseppe si trovarono resero profetico questo gesto. Nel suo Natale si intravede già la sua Pasqua. A un banco funebre scavato nella roccia corrisponde il ripiano della mangiatoia scavata nella roccia.
Ma a cosa ci si riferisce con la parola greca katályma? Il katályma è un ambiente che prende il nome dalla sua funzione: l’accoglienza, cioè, degli ospiti. L’evangelista Luca usa questa parola con grande coerenza: è la stanza al piano superiore nella quale, ospitato da un amico benestante di Gerusalemme, Gesù mangerà la Pasqua coi suoi discepoli, così come, quando l’evangelista vuole riferirsi invece a un albergo o a una locanda nella celeberrima parabola del Buon Samaritano, usa il vocabolo pertinente pandochéion.
La conoscenza della Grotta in cui Gesù nacque si trova già in S. Giustino, nel suo Dialogo con Trifone (160 d.C. ca.). La Grotta venerata a Betlemme è pure menzionata nell’apocrifo Protovangelo di Giacomo. In questi scritti, a metà II secolo d.C., che si afferma che la Grotta si trovava fuori dal villaggio, ma ad esso «molto vicina» (Giustino, Dialogo con Trifone 78, 5). Certamente quindi, verso il 150 d.C., la Grotta e la Mangiatoia tramandate dalle prime generazioni cristiane si trovavano fuori dall’abitato di Betlemme..
La Grotta della Natività con al suo interno, sulla parete di fondo, la Mangiatoia (così come era in origine, quando vi si accedeva da oriente, dal declivio della collina), poteva far parte in epoca evangelica di un ambiente domestico che collegava sottosuolo e superficie?
E fu questa la medesima casa nella quale i Magi entrarono per incontrare il re bambino?
Forse, in questo particolare caso, i Vangeli, le memorie dei Luoghi Santi e l’archeologia, hanno ancora molto da dirci.
di AMEDEO RICCO