L’ultimo priore della Certosa di Jerez non ha voluto rilasciare un’intervista “equestre”. «Il mio bilancio di successi è stato molto scarso», ha scritto in un’e-mail dalla Corea del Sud. Ma dietro quella modestia — così tipicamente certosina — si cela una storia ben diversa. Aggiunge che la passione per i cavalli è «congelata». Congelata, non spenta. Chi conobbe Juan María Moreno de la Cova Maestre (Siviglia, 1949) negli anni Settanta ricorda bene i primi segnali di un’inclinazione al misticismo. Ma allora nessuno li prese veramente sul serio, perché tutto nella vita del giovane Juan María sembrava condurlo ai cavalli, non al chiostro. Per questo il giorno in cui suo cugino Miguel mise in moto la Renault 5 rossa per accompagnarlo alla Certosa di Jerez, molti rimasero increduli. Aveva aspettato che finisse la Fiera di Siviglia del 1977: suo padre, l’ex sindaco Félix Moreno de la Cova, non avrebbe tollerato un’assenza in quella che considerava la settimana più importante …
Nel cuore della tradizione monastica occidentale, la cella non è semplicemente un luogo di solitudine, ma uno spazio abitato da una Presenza. Dom Adamo Scoto, con la sua sapienza ardente e concreta, descrive la cella come una piccola anticamera del cielo, dove il monaco sperimenta già i primi bagliori della pace futura. In questo ambiente esteriore e interiore, quattro esercizi – la lettura, la meditazione, la preghiera e il lavoro – diventano i cardini di una trasformazione silenziosa ma radicale. Attraverso di essi, la bocca che prega parla all’orecchio di Dio, e la Parola letta diventa voce divina che tocca l’orecchio dell’uomo. La cella, così vissuta, non è costrizione ma spazio generativo: un laboratorio dello Spirito in cui l’anima si purifica, il pensiero si ordina, le mani si santificano e il cuore si amplia. È qui che si impara l’arte più alta: rimanere alla presenza di Dio e lasciare che Egli plasmi la vita in profondità. I quattro esercizi che devono essere praticati …
Posted on 24 febbraio 2026 by cartusialover Henri Pollet nacque in Francia e pronunciò i voti nella Certosa di Parigi. Era priore di questo rinomato monastero quando gli fu affidato il governo dell’Ordine; i monaci della Grande Chartreuse lo avevano eletto per la sua cultura e pietà. Dom Pollet svolse questo ruolo, con grande edificazione di tutti i suoi confratelli, ma, disdegnando gli onori e sentendo avvicinarsi la sua fine, riuscì a far accettare le sue dimissioni nel 1346. Pochi mesi dopo, il 17 settembre dello stesso anno, si addormentò nella pace del Signore. Padre de Tracy ci informa, basandosi sul manoscritto curato da Dom Martène, che il reverendo padre Henri Pollet, dopo aver rassegnato le dimissioni, fu nuovamente chiamato a guidare la Certosa di Parigi. Nulla nel Theatrum chronologicum di Morozzo, nell’opera di Padre Delle, o nella mappa del 1649 conferma questo fatto riportato dall’anonimo autore dell’antica cronaca dei Priori. Al contrario, la morte di Dom Pollet, …
Posted on 17 febbraio 2026 by cartusialover L’approfondimento che oggi voglio proporvi è su di una importante grangia della certosa di Padula. La Grancia Certosina di San Lorenzo, situata a Sala Consilina e costruita probabilmente tra il XVI e il XVII secolo dai monaci della Certosa di Padula, rappresenta una delle testimonianze più significative dell’organizzazione agricola certosina nel Vallo di Diano. Nata come grande granaio e centro produttivo al servizio della Certosa di San Lorenzo, si estende per circa 1500 metri quadrati e conserva ancora oggi i tratti essenziali della sua funzione originaria. L’edificio presenta un’estetica esterna sobria, priva di ornamenti superflui: un’impostazione tipica delle strutture produttive certosine, che privilegiavano funzionalità ed equilibrio. Sul portale d’ingresso, la graticola con le iniziali dell’ordine richiama immediatamente la sua identità monastica. Varcata la soglia, si incontra uno degli elementi più affascinanti dell’intero …
Cari amici lettori, dopo la pubblicazione dell’articolo di inizio anno dedicato alla Certosa di Sélignac, ho ricevuto numerosi messaggi e richieste di informazioni su questo luogo così particolare, dove il silenzio continua a parlare anche in assenza dei monaci. Molti di voi hanno espresso il desiderio di comprendere più da vicino come si viva un ritiro in una certosa “non più attiva” e quale esperienza interiore si possa fare in un contesto tanto unico. Per questo, desidero condividere una testimonianze inviatami da chi ha già vissuto giorni di raccoglimento a Sélignac: parole semplici e sincere che raccontano il modo in cui il silenzio diventa ascolto, la solitudine si trasforma in presenza, e il cuore ritrova la quiete. Troverete inoltre, in fondo all’articolo, i contatti e le informazioni pratiche per chi desidera intraprendere personalmente questa esperienza di ritiro nella Certosa di Sélignac. Sélignac: dove il silenzio diventa incontro «Sono arrivato a Sélignac in un …
La festa della Presentazione del Signore al Tempio – anticamente chiamata Purificazione di Maria o Candelora – mette davanti agli occhi della Chiesa una scena luminosa e silenziosa: l’incontro tra il Bambino Gesù e il vecchio Simeone. In quelle braccia che stringono il Messia promesso, i Padri spirituali hanno sempre visto il simbolo di ogni credente che, guidato dallo Spirito, accoglie la Parola di Dio nella propria vita. È su questa linea che Dom Ludolfo di Sassonia, nella sua “Vita Christi” invita a contemplare Simeone non solo come personaggio evangelico, ma come immagine del credente “obbediente”, capace di pace interiore, di attesa fiduciosa e di desiderio ardente. Chi desidera tenere Cristo tra le proprie mani – come Simeone – deve infatti lasciarsi condurre dallo Spirito, purificare il cuore e trasformarlo in un tempio abitato dal Signore. In questo mistero, la festa diventa non solo memoria liturgica, ma chiamata personale: accogliere Cristo ora, per poterlo abbracciare …